La sindrome di Fomo è un disturbo legato all’ansia sociale che nasce come conseguenza del desiderio di essere sempre riconosciuto e dal timore di essere tagliati fuori dai contesti sociali. FOMO è l’acronimo di Fear Of Missing Out che letteralmente significa “paura di essere esclusi”, cioè temere di essere rifiutati dal mondo e in particolare da quello dei social, dove un semplice “like” fa la differenza.
Ne soffre un numero sempre più elevato di individui e comprende in particolar modo coloro che trascorrono gran parte del loro tempo “collegati” alle piattaforme virtuali dove si può diventare, come per magia, quello che non si è abitualmente e trasformarsi in quello che si vorrebbe essere nei nostri sogni. L’immagine che si vuole dare di se stessi, ciò per cui si vorrebbe essere apprezzati ed amati. Ma non è solo questo. La paura di essere esclusi non è altro che la paura di non esistere, del non esserci nel qui e ora, di non “essere sempre sul pezzo”. La comunità virtuale diventa luogo che ci protegge da qualsiasi giudizio negativo, perché si ha la possibilità di plasmare l’immagine che si dà di se stessi rendendola piacevole e accattivante, in un’accezione sempre positiva.
La pubblicazione esagerata di foto che ci ritraggono ad eventi, cene, feste dà significato alla nostra esistenza che viene messa a confronto con la vita degli altri. Io esisto e la mia vita ha un senso soprattutto perché affermo me stesso attraverso un post che sarà visualizzato da centinaia di persone.
Il senso di frustrazione che molte persone vivono nella quotidianità, vuoi perché non sono riuscite a realizzarsi nella vita, vuoi perché non sono state capaci di concretizzare i loro talenti, trova sulla piattaforma virtuale la soluzione a tutti i mali. Ci si sente gratificati, si diventa uguali agli altri se non addirittura superiori. Ma è solo un disperato tentativo di far credere di essere quello che non si è.
L’aspetto preoccupante è il rischio che si corre: la mancanza di identità, la massificazione degli individui, e la costruzione di una generazione insicura, dipendente dal giudizio altrui. Giovani incapaci di costruire relazioni vere, genuine dove la scoperta di defaillance proprie o dell’altro non sono eventi penalizzanti, ma occasioni di crescita.
Dott.ssa Monica Chiovoloni


